Ecco Francesca da Rimini di Giacomo Rizzo

Ecco Francesca da Rimini di Giacomo Rizzo

Successo per “Ecco…Francesca da Rimini” la farsa di Giacomo Rizzo andata in scena al teatro Bracco, con protagonista Giacomo Rizzo e la direttrice artistica Caterina De Santis, la partecipazione di Corrado Taranto e la Compagnia stabile del Teatro Bracco e i suoi attori: Enzo Varone, Giovanni Allocca, Vincenzo Cuomo, Tonia Impegno, Guglielmo Capasso, Emanuela Giordano e Noemi Gherrero e l’accompagnamento musicale dell’orchestra diretta da Tony Sorrentino.

 Francesca da Rimini nella rivisitazione del Maestro Giacomo Rizzo

Nella versione originale di Antonio Petito, la farsa si apriva con una zuffa tra attori prima di andare in scena. Don Gennaro comunica che la tragedia “Francesca da Rimini” è stata annullata provocando le proteste del pubblico. Promette quindi, di garantire lo spettacolo con gli attori improvvisati Don Anselmo, Minicuccio e il suggeritore che non conoscendo battute e copione, rendono la tragedia una farsa.

Nella rivisitazione di Rizzo la scena del primo atto, con il prologo dell’orchestra diretta da Tony Sorrentino, è ambientata presso i bagni pubblici della galleria Umberto I di Napoli, la cui disinfezione è affidata a Donna Rosa, interpretata da Rizzo.

“Ecco…Francesca da Rimini”, curiosità

“Ecco…Francesca da Rimini” di Giacomo Rizzo debuttò per la prima volta al Teatro delle Arti di Roma nel novembre del 1976 con due repliche nel ‘79 e ’80 e una nell’ ’85 ’86, poi riproposta al Teatro Cilea con capocomico Lello Scarano e gli attori Giacomo Rizzo, Biagio Izzo e Corrado Taranto. Fu in questa occasione che nacque il personaggio femminile della “guardiacessi” disegnata da Rizzo e divenuta protagonista della prima parte dello spettacolo.

È una curiosità interessante apprendere che questo personaggio tragicomico così ben descritto e realistico si nutre della gestualità della Napoli verace di quegli anni. Si tratta di una donna reale della Galleria Umberto che ha ispirato la creatività dell’attore. Altro disegno ben riuscito del Maestro Rizzo è il personaggio dell’effeminato che nelle prime rappresentazioni  venne interpretato con grande successo da Biagio Izzo.

Sono passati quarant’anni oramai da quando Rizzo, insieme ai fratelli Giuffré interpretò, con grande maestria il ruolo del suggeritore, portando lo spettacolo in tutti i teatri d’Italia. Ma ancora la farsa conserva tutta la sua comicità del gioco degli equivoci linguistici e il gusto della commedia dell’arte, offrendo alla platea non solo l’occasione di trascorrere  due ore esilaranti, ma di conoscere i meccanismi e le tecniche che danno vita al copione e che fondono il testo con l’interpretazione dell’attore.

 Giacomo Rizzo non è soltanto un eccellente attore di teatro e cinema, ma un divertente e divertito autore grazie alla sua capacità di giocare con il linguaggio e deformazioni paronimiche. La sua lunghissima e invidiabile carriera con alle spalle circa 80 film, innumerevoli spettacoli e prestigiose collaborazioni, lo rende uno dei maestri del teatro italiano. Ed è per questo che abbiamo colto l’occasione di intervistarlo nell’antica sala della Pignasecca, per comprendere come si è evoluto nel tempo il teecco...francesca da riminiatro e il mestiere dell’attore.

Secondo lei come è cambiato oggi il mestiere dell’attore?

È cambiato tanto, purtroppo non si arriva a gradi. C’è una grande confusione. Prima si facevano tante altre attività, pian piano si faceva carriera. Adesso improvvisamente o si arriva al successo velocemente, oppure si fa fatica ad intraprendere questo mestiere difficile. Quando ho cominciato io non esistevano ancora le scuole di recitazione. La scuola si faceva sul palcoscenico facendo piccole cose, piccoli ruoli, si faceva la gavetta accontentandosi di esserci.

Talvolta sono un male la televisione e i mezzi moderni, non ha nessun significato avere successo sul web se per diventare qualcuno bisogna avere 10 mila visualizzazioni.

Quali sono le esperienze che hanno particolarmente segnato la sua carriera?

Io posso raccontare di aver fatto una carriera tutta mia. Nonostante sia stata molto faticosa, non la cambierei con nessun’altra. Purtroppo non sono mai arrivato ad essere un attore nazionale grazie al teatro, ma attraverso il cinema e le mie interpretazioni in innumerevoli film.

 Come si sente quando i giovani la chiamano Maestro?

Oggi si ha l’abitudine di chiamare tutti maestri perché hanno una certa età e fanno questo mestiere da tanti anni. Ma è sbagliatissimo, lo si dica ad una persona che sa insegnare a fare questo mestiere, che è stato un maestro nella sua attività. A volte, mi vergogno quando mi chiamano così. Io insegno e ho insegnato, forse potrebbero farlo, ma giacchè chiamano maestri tutti preferisco essere chiamato Rizzo che mi piace di più.

 Lei è un ragioniere con la passione per il linguaggio, da cosa nasce?

Amo giocare con il linguaggio, con la lingua sia italiana che napoletana inventando delle cose nuove. È una fatica perchè c’è molta ricerca, ma è anche un grande divertimento.

 Come è nata Francesca da Rimini? Ricorda qualche aneddoto delle sue prime rappresentazioni?

Nacque per magia, perché fui chiamato all’ultimo momento dal regista Gennaro Magliulo con il quale avevo lavorato in televisione. Mi disse:”i Giuffrè fanno questo spettacolo, ho proposto te perché ti conosco,  e so che sei uno che sa inventare tanto”. Gennaro conosceva bene la mia carriera, così  incontrai i Fratelli Giuffre. Mi presentarono questo testo, che non era un testo, era la Francesca da Rimini di Silvio Pellico. Ci sedemmo e cominciammo a inventare.

Carlo faceva il ruolo che ha fatto Corrado Taranto, io il suggeritore, invece di Ravenna dissi “avrenna” lui mi rispose “disciuscell” e cominciammo a giocare. Da qui partì l’idea man mano di dire tutto quello che non avremmo mai dovuto dire, provando a mettere in scena noi attori farsaioli. Recitare la Francesca da Rimini di Pellico fu una magia, anche se un fu po’ faticoso.

Le prove furono lunghe prima del debutto al teatro della arti a Roma nel novembre del 1976. E poi da li abbiamo fatto due repliche, nel ’79-80 e una nell’ 85/86. Poi io al teatro Cilea con capocomico Lello Scarano grande impresario, che volle riproporre questa magia la rimisi in scena. C’erano con me i bravissimi Biagio Izzo e Corrado Taranto, avemmo un grande successo.

Io scrissi la prima parte dove interpreto questa donna volgare rifacendomi ad un personaggio che avevo conosciuto sotto la Galleria dove c’erano i bagni pubblici. Realizzai il disegno del ruolo dell’effeminato per Biagio che ancora oggi si porta dietro. Poi replicammo ancora al teatro Totò, oggi la De Santis ha voluto riproporla ed ”Ecco….Francesca da Rimini”.

Come si è evoluto il teatro rispetto a quando ha cominciato?

Era un altro mondo, un’altra epoca. Non c’era il cabaret come lo intendiamo noi oggi e non esistevano cabarettisti ma veri attori che facevano cabaret come Walter Chiari, Gianni Agus, Carlo Campagnini, Alberto Bonucci, Franca Valeri …sono quelli che hanno fatto il teatro giovane, che non si chiamava ancora cabaret. Oggi un attore che apprezzo è Checco Zalone,  fa un cinema interessante che parla di quello che viviamo e lo fa con grande bravura perché sa cantare sa suonare.

Cosa consiglierebbe ai giovani attori sul modo di approcciarsi a questa carriera?

È un discorso individuale, dipende da cosa si ha dentro come persona, che cosa si vuole rappresentare, quali sono i sacrifici che si vogliono fare. Certamente una carriera come la mia che dura da 73 anni non è che si riesce sempre a fare. Oggi è più facile arrivare al successo ed è più facile essere dimenticato. Io ad esempio ho avuto una carriera fatta di momenti terribili, non volevo fare certe cose che non mi piacevano e ho dovuto ripiegare su altri lavori che mi consentivano di vivere. Mi sono sposato la prima volta giovane e non potevo raccontare a mio figlio che non poteva mangiare perché non volevo fare certe cose. La mia carriera è stata faticosa, ma molta bella. Consiglierei ai giovani di mettersi in discussione, lottare moltissimo e non demordere.

Poi si sa, è anche una questione di fortuna. Incontrare le persone giuste al momento giusto, trovarsi al posto giusto al momento giusto. Ad esempio Michele Placido oltre ad essere bravo ha avuto la fortuna di fare molto cinema. Io invece con i miei 71 film ho fatto tante cose, ma poche volte mi è capitato di fare il protagonista da giovane, occasione che è arrivata più tardi.

La sera vado ancora al teatro con un piacere immenso di fare, inventare, leggere, preparare, insegnare ai colleghi, che non sono ancora professionisti, a stare in scena, a parlare e a recitare. Lo faccio con grande amore e grande affetto per l’arte.

 Cosa significa rappresentare ancora dopo 40 anni Ecco…Francesca da Rimini?

Francesca da Rimini è la commedia dall’arte, rappresentarla significa raccontare al pubblico come si inventa da un niente 2 ore di spettacolo. Non è un semplice spaccato di vita teatrale dell’inizio del 900, è  un insegnamento su come si faceva teatro una volta.  Malgrado la vita oggi sia vissuta con una velocità incredibile, abbiamo bisogno di conoscere da dove veniamo, cosa facevamo, come si faceva prima. Quando lo dimenticheremo vivremo una vita senza senso.

È come non ricordare Alberto Sordi, Monica Vitti, Nino Manfredi, Vittorio Gassman e Ugo Tognazzi.

Io ho avuto la gioia e il piacere di rifarmi a questi illustri colleghi e ho preso da loro tante cose, mi sono nutrito di tanti film e spettacoli, perché questa è una professione in cui non si finisce mai di imparare. La mia felicità è che penso sempre di dove imparare un sacco di cose.

Quali sono i suoi progetti per il futuro?

Chiuderò la stagione teatrale con “Ecco…Francesca da Rimini” poi la partecipazione ad un film, “Lui è mio padre” di un regista molto giovane. Un cortometraggio dove c’è anche il bravissimo attore Francesco Paolo Antoni che parla di esoterismo e che dovrebbe uscire a metà di primavera. E poi si vedrà tutto quello che verrà, non ho intenzione di smettere fino a quando vivrò.

Articolo di Rosa Auriemma

 

Questo articolo ha 4 commenti.

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