Muro di Berlino a trent’anni dalla caduta

Muro di Berlino a trent’anni dalla caduta

Oggi ricorre il trentennale della caduta del Muro di Berlino. Squarciata “la cortina di ferro” sull’Europa divisa tra democrazia e Totalitarismo

Le celebrazioni ufficiali  delle caduta del Muro di Berlino sono cominciate in mattinata e procederanno nel pomeriggio. Stamane la partecipazione  della Polonia con il presidente Andrzej Duda, della Repubblica Ceca, Miloš Zeman, della Repubblica slovacca, Zuzana Caputová e János Áder, capo dello Stato ungheresel ministro degli esteri tedesco Frank-Walter Steinmeier e la cancelliera Angela Merkel  che ha affermato: “Il 9 novembre, in cui in maniera particolare si riflettono i momenti terribili e quelli felici della nostra Storia, ci ammonisce che dobbiamo contrastare in modo deciso odio, razzismo e antisemitismo. Ci esorta a fare tutto quello che è in nostro potere per difendere dignità umana e stato di diritto”.

Nel 1989 cadeva il Muro di Berlino

Il 9 novembre 1989, rappresenta una delle date cruciali che hanno segnato non soltanto la storia tedesca, ma l’ Europa del Novecento. La distruzione di una barriera ideologica e il simbolo di un mondo  spaccato a metà: a Est della Germania la Repubblica Democratica  presidiata dal regime comunista dell’ URSS , a Ovest la Repubblica Federale, un paese Democratico alleato delle potenze occidentali.

All’indomani della sconfitta tedesca e della Seconda guerra mondiale, la Germania era stata divisa in due blocchi speculari di mondi diversi e nemici. Fu nel 1961 che l’Unione Sovietica edificò al centro della città il Muro che avrebbe contrapposto per ventotto anni, due modelli di vita e due ideologie differenti: da un lato il capitalismo e la libertà occidentale, dall’altro il totalitarismo e l’oppressione dei popoli.

L’Europa divisa da una “cortina di ferro”. Il discorso di Churchill

Ma già nel 1945, con la fine della guerra la compagine europea si presentava divisa. Il presidente Winston Churchill  in un discorso tenuto il 5 marzo del 1946  durante una visita negli Stati Uniti, dichiaratosi soddisfatto della conclusione della guerra e sconfitta del nazismo, manifestò  preoccupazioni per una nuova possibile minaccia della democrazia: l’Unione Sovietica.  L’URSS intendeva espandere la propria politica a livello Mondiale, soffocando i popoli e dividendo l’Europa con una “cortina di ferro”. Espressione  resa celebre dallo Statista britannico nel suo discorso di Fulton:

Un’ombra è caduta sulle scene illuminate solo poco tempo fa dalla vittoria degli alleati. Nessuno sa cosa intendono fare nell’immediato futuro la Russia sovietica e l’organizzazione comunista internazionale che ad essa fa riferimento, o quali sono i limiti, se ci sono, delle loro tendenze all’espansione e al proselitismo.

La  stessa Berlino si trovava divisa. E per tutti gli anni Cinquanta divenne il cor di un continuo defluire di persone da est a Ovest. Tuttavia, a causa del crescente numero che tra il 1949 e il 1961 ammontava a circa due milioni e mezzo, i sovietici decisero di porre rimedio.

Il muro di Berlino simbolo della Guerra fredda

Per riprendere in mano la situazione della Germania comunista ed evitare future contaminazioni di modelli e stili di vita occidentali, fu deciso di isolare completamente Berlino con il filo spinato dal resto del paese. Una barriera muraria che avrebbe diviso la parte orientale da quella occidentale.

Per tutto il periodo della guerra fredda le persone continuarono a fuggire e, fino al 1989 più di 5.000 ci riuscirono,  gli altri furono arrestati e oltre 150 mila uccisi. Finché nel 1989 quando la politica riformatrice di Michail Gorbačëv, leader dell’Unione Sovietica dal 1985, favorì e accelerò il crollo del comunismo, il popolo dell’est si riversò in strada invocando la libertà di movimento, di stampa e di elezioni. Prese d’assalto il simbolo della repressione. Nel pomeriggio il Muro di Berlino era completamente disintegrato dalla folla festante.

Il popolo tedesco poté finalmente riunirsi in un pacifico abbraccio dopo quasi trent’anni, una lunga guerra strisciante e l’asfissiante oppressione sovietica.

Dopo trent’anni dalla caduta del Muro di Berlino l’Europa è davvero unita?

Quante volte ci capita di ascoltare lamentele da parte dei leader dei grande partiti politici secondo cui i paesi più ricchi non spartirebbero in maniera equa le risorse europee.  La stessa Germania  non è affatto favorevole a finanziarne l’unificazione sul piano economico. E cosa dire a proposito dei conflitti etnici fuori dall’UE, come fronteggiarli dal momento che di fatto non esiste una politica estera comune? Per non parlare dei due grandi problemi che oggi rischiano di mettere definitivamente in crisi l’intera Comunità. L’alto livello di disoccupazione che registra più di 16 milioni, per la maggior parte giovani. E il problema migranti che a visto negli ultimi tempi l’ Italia totalmente abbandonata a se stessa, nonostante gli accordi in cui il Consiglio europeo ha ribadito formalmente un approccio globale all’ immigrazione.

Ci sono molte perplessità sulla capacità di realizzare la grande sfida: controllare le frontiere per osteggiare il traffico irregolare di migranti e nel contempo riuscire ad accogliere i popoli che come i tedeschi dell’est trent’anni fa, lottano per difesa di diritti inviolabili quali: salute, lavoro, asilo, cittadinanza, confessioni religiose, libertà di movimento e sicurezza fuggendo dalla guerra e contrastando i regimi totalitari.

 

di Rosa Auriemma

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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